18 novembre 2007

Ok. Questo avrei dovuto postarlo due settimane fa, ma siccome sono pigra la posto ora.

Sono a casa. Scendo dalla macchina, mi guardo intorno, lascio trapelare un sospiro, aspettando impaziente l'invenzione del teletrasporto.
Prendo le valigie. Chiudo lo sportello. Cammino verso il portico.
Entro e poso le valigie, posso permettermi di lasciarle un attimo poi dopo cena con calma le porto su, così la mamma non deve sforzarsi a farmi da facchino.
Sento il tepore caldo che viene dall'angolo dove c'è il camino, quel che è rimasto dei ceppi continua a bruciare in un pallido rosso brace.
A sinistra del camino Oscar si stiracchia, non mi ha ancora visto.
Oggi non ho voglia di fare la difficile e aspettare che mi noti. Così lo chiamo, ora mi ha visto, mi saluta con un miao. Quando apre la bocca vedo il dente sporgente brillare. Tutto regolare. China la testa tigrata e la allunga verso la mia mano. Accarezzo il suo pelo liscio e lucido lungo tutto il suo dorso, arrivata alla coda stringo un po' la mano, raccogliendo i peli caduti, poi li getto. Lui continua ad allungare la testa. Non ne riceve mai abbastanza.
Mi spiace per lui ma dovrà avere pazienza, devo prima togliere residui di treno dalle mani e accendere il fuoco.
Mi siedo sullo sgabello e prendo l'attizzatoio, raccolgo quel che rimane dei pezzi ormai arsi e li ammucchio, soffio via la cenere da sopra la brace, sistemo i ceppi spenti nei pressi della brace e quelli interi ancora sopra. Lascio un po' di distanza tra l'uno e l'altro, così che l'ossigeno arrivi ai lapilli rossi, loro riscaldano il legno finchè questo non brucia. Prendo il tubo di rame e soffio tre volte. I ceppi scoppiettano. Poi soffio le ultime due boccate d'aria direttamente sul bracere. Lo scoppiettio si fa più fitto e tutto d'un tratto la fiamma si alza.
Guardo il fuoco e le lingue che danzano avvolgendo il legno in un tenero abbraccio d'amore incondizionato. La mia testa si svuota mentre osservo la danza, perdo ogni facoltà di movimento, pensiero. L'unico moto meccanico giunge automatico, alzo il braccio afferro un'altro ceppo a sinistra e lo pongo sugli altri. Poi riincrocio le braccia. Le ginocchia chine, i piedi saldi sul muretto del camino, le braccia consorte, il mento appoggiato su queste.
Per adesso penso che no penserò a nulla.

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